Studio storico-architettonico della Meridiana del Palazzo della Ragione

Studio storico-architettonico della Meridiana del Palazzo della Ragione
a cura di Diego Bonata per gentile concessione dell’arch. Gianfranco Alessandretti
La meridiana che ancora oggi fa bella vista di se’ sotto il porticato del palazzo della Ragione nacque nel 1798. Nelle registrazioni del secolo nulla e’ riportato ai suoi riguardi fra il marzo 1797 e l’aprile 1799, benché la storia della meridiana sia nota perche’ raccontata dall’abate professor Carlo Bravi, fratello minore di quel don Giuseppe che fece nel 1806 il primo controllo dello strumento. Forse sotto l’influenza dei “lumi” (Bergamo era a quel tempo il capoluogo del Dipartimento del Serio nell’ambito della Repubblica Cisalpina) la municipalita’ senti il bisogno di emulare le citta’ che gia’ possedevano uno gnomone – esempio recentissimo Milano, dove nel 1786 era stata tracciata la meridiana che si sviluppa nella prima campata delle cinque navate del Duomo – e ordino’ all’abate Giovanni Albrici (o Alberici o Albricci) di costruire una meridiana pubblica.

Il geniale scienziato, figlio di un pittore della Valle di Scalve, aveva in gioventu’ esercitato il mestiere paterno, ma presto attratto dalle scienze fisiche e meccaniche, vi si era dedicato con grande passione, costruendo numerosi apparecchi scientifici fra i quali due sfere Copernicane, giudicate esattissime dagli astronomi di Brera; considerato il miglior “macchinista” del tempo era stato nominato Direttore del gabinetto di fisica delle pubbliche scuole. Egli fu ben lieto di progettare la meridiana bergamasca e si propose di farne uno strumento di ragguardevole precisione. L’esatta determinazione del mezzodi era all’epoca estremamente importante e le meridiane assumevano il ruolo di veri e propri strumenti scientifici con i quali si regolavano gli orologi, perche’ si considerava il moto di rotazione della terra come il metro piu’ rigoroso per la misura del tempo. Solo in anni recentissimi la situazione e’ cambiata, tanto che il “secondo” e’ oggi definito in base alla frequenza emessa dall’atomo di Cesio e non si fa piu’ riferimento alla “86400 millesima parte del giorno solare medio”.

Prima cura dell’Albrici fu la scelta del luogo dove tracciare la linea, scelta che cade sul portico del Palazzo Vecchio perche’ sito nel cuore della citta’ e perche’ avendo a quel tempo il fianco occidentale chiuso da muri offriva una zona discretamente ombreggiata quindi adatta a raccogliere l’immagine del Sole prodotta dallo gnomone. L’esistenza dei suddetti muri e’ ampiamente documentata: un acquarello dell’ottocento mostra il passaggio che congiunge Piazza Duomo e Piazza Vecchia, occupato da un corpo di guardia austriaco e delimitato da cancelli e pareti erette a chiusura daegli archi del Palazzo. All’interno di queste pareti furono appesi nel 1799 i quadri di una esposizione e dietro di esse nella cattiva stagione si riparavano dal freddo i cittadini e in particolare i notai, che sotto il portico tenevano i loro banchi.

Per evidenziare maggiormente l’immagine del Sole, che il Bravi chiama “spettro solare” e il bergamasco ingegner Antonio Roncalli “stella”, il costruttore innalzo’ a parziale chiusura dell’arcata mediana meridionale un grande schermo, che i piu’ anziani ancora ricordano e del quale esistono numerose immagini e fotografie. Luigi Zanchi, cosi lo descrive:

“Una grande lastra metallica, rinforzata da tergo da intelaiature in ferro, munita di una finestrella alla sommita’ per il gnomone, sagomata sul bordo inferiore”;

si aggiunga che Giuseppe Vecchi, meccanico e pittore collaboratore dell’Albrici, l’aveva decorata all’interno e all’esterno con ornamenti goticheggianti. Il sistema gnomonico nascosto dalla lamiera, era costituito da una lastra orizzontale di ferro, non piu’ grande di centimetri 20 per 30, sostenuta da quattro robuste barre verticali, murate nell’sottarco; su di essa posava una piastrina di bronzo, posizionabile con viti di regolazione, e di blocco che era attraversata da un foro di 15 millimetri di diametro, cui spettava il compito di formare sul pavimento del porticato lo “spettro solare” indice dello strumento. La linea meridiana fu incisa su lastre di marmo, per la verita’ piuttosto corte e sottili; a lato erano scolpiti i segni zodiacali e le ore del sorgere e del tramontar del Sole riferite al mezzogiorno locale vero, visto che alla fine del diciottesimo secolo non si parlava ancora di “tempo medio”. Prima ancora le ore si contavano dal tramonto secondo il sistema detto all’italiana.

Ad un anno dalla sua costruzione lo gnomone, considerato il simbolo del progresso di marca francese, fu fatto segno di una fitta sassaiola. L’episodio deve essere accaduto intorno al 24 aprile 1799 quando, caduta la Cisalpina ed entrati in Italia gli Austro-russi giunse a Bergamo un drappello di Cosacchi che, messi in fuga i Francesi, spoglio’ e saccheggio’ ovunque, tranne che il Borgo di Santa Caterina stando a quanto afferma un ex-voto tuttora visibile nel santuario della Beata Vergine. Nelle sue Memorie Storiche G.B.Locatelli Zuccala scrive in proposito:

“Sortiti dalla porta di Broseta i Francesi, il popolo taglio’ l’Albero della Liberta’ e fece a pezzi la lapide posta sotto il Palazzo Vecchio di Citta’ in cui scolpita vi era in caratteri d’oro la vile adulazione delle nostre Podesta’ Costituite, che professavano riconoscenza e gratitudine alla Repubblica Francese che ci tiranneggiava cotanto”.

E’ probabile che in quell’occasione sia stata bersagliata anche la meridiana. La vicenda preoccupo’ l’Albrici il quale, temendo che il suo strumento fosse stato danneggiato, ne sollecito’ la verifica, che si fece pero’ solo nel 1806 ad opera del gia’ citato Giuseppe Bravi, allora solo ventiduenne, ma gia’ professore di fisica al seminario; e meritamente perche’ ancor giovanissimo “egli si die’ a studiare le scienze matematiche, che i suoi amici disprezzavano e rampognavano come profane e corrutrici”.

Per verificare la meridiana egli escogito’ un metodo sperimentale e lo applico’ in ben diciassette prove a termine delle quali concluse che lo strumento era rimasto esattissimo. Piu’ tardi, mentre reggeva con amore ed intelligenza la parrocchia di Cologno al Serio, si occupo’ di matematica e di filosofia, studio’ la maniera di difendersi dalla corrosione dei fiumi, progetto’ una diga che fu realizzata in Olanda e confuto’ le idee degli Inglesi che si opponevano al taglio dell’istmo di Suez. Forse in conseguenza del lavoro del Bravi, che per la verifica aveva tracciato archi di uguale ampiezza prima e dopo il mezzogiorno, nacque l’idea di scolpire nel lastricato di arenaria le linee orarie delle 11 e 45 e delle 12 e 15. Il lavoro che facilitava il controllo degli orologi, fu diretto, non si sa bene in quale anno, da due professori di matematica: Giuseppe Lampugnani e Vincenzo Bonicelli. Il secondo storico e fisico, autore di un Discorso intorno al Calendario e di un trattato di Astronomia, era ben qualificato per l’intervento; vice segretario del patrio Ateneo, insegno’ “per sette lustri con applauso la fisica nel nostro Seminario Vescovile”. E’ noto invece che nel 1819 il Consiglio Comunale voto’: “la demolizione delle opere inservienti a determinare il sito nel quale prima d’ora era fissata la stazione del Corpo di Guardia nella Pubblica Piazza e la conseguente alienazione di ogni materiale sia di pietra sia di ferro, allo stesso relativo”. Scomparvero così i muri di cui si e’ parlato all’inizio, apportatori di ombra sotto il porticato, con notevole svantaggio per la lettura della meridiana. Tanto che Carlo Bravi annotava in seguito in un suo quaderno:

“Difetto della nostra meridiana gli e’ di essere praticata in luogo troppo lumeggiato per cui ai tempi vicini al solstizio d’inverno, lo spettro solare diventa difficile a vedersi”.

Nelle immagini riferibili alla meta’ del secolo infatti gli archi appaiono liberi, come si vede ad esempio nel dipinto di Costantino Rosa custodito nel Palazzo Comunale e sicuramente databile fra il 1815 ed il 1860, dato che sul palazzo si vede il fregio con l’aquila bicipite della dominazione austriaca e non il cartiglio di intitolazione della Biblioteca di Citta’. La biblioteca venne in effetti trasferita dalle sale della Capitolare, poste sopra la sacrestia del Duomo, al Palazzo Vecchio nel 1843 ad opera dell’ingegnere comunale Francesco Valsecchi; ma i suoi lavori, che appesantirono eccessivamente le strutture e provocarono col tempo serie lesioni ai pilastri, furono duramente criticati e giudicati “temerari” da C.Caversazzi.

Fu comunque lo stesso ing. Valsecchi che nel 1857, ancora sotto la dominazione austriaca, ebbe l’incarico di restaurare la meridiana. Il lavoro fu approvato dal Consiglio Comunale in considerazione dello stato di deperimento in cui si trovava lo strumento, essendo le lastre di marmo sconnesse ed alcune spezzate, le incisioni quasi del tutto scomparse, l’intera opera pressoche’ inutilizzabile. Fu preventivata una spesa di lire 1100 “…ritenuto che stante la specificita’ dell’oggetto cui si riferisce, i lavori debbano essere compiuti in economia”. Il Valsecchi si valse per la parte scientifica dei profesori ing. Cesare Noris e abate Carlo Ulietti ed affido’ la pratica esecuzione del lavoro al marmoraio Costantino Brassola della Bottega di Giuseppe Fossati. Furono verificate l’altezza gnomonica e l’orizzontalita’ della linea e furono ricalcolate le diverse divisioni: tutto fu trovato ancora nella “originaria sua giustezza”. Nessuna modifica fu apportata allo gnomone; si procedette alla totale sostituzione delle lastre di marmo con altre di maggior lunghezza e spessore; il tratto che va dal soltizio d’estate alla seconda traversa fu realizzato in un sol pezzo per conferirgli maggiore stabilita’. Le linee delle 11 e 45 e delle 12 e 15, originariamente incise sull’arenaria, furono riportate su marmo di Zandobbio. Fu tracciata per la prima volta la curva lemniscata (a forma di otto) del tempo medio e fu collocata una lastra quadrata con la Rosa dei Venti dove l’Albrici aveva semplicemente indicato “Punto Verticale”.

Particolare della meridiana del Palazzo della Ragione in Bergamo Alta: la rosa dei venti che indica il punto esattamente sotto lo gnomone.
Fra detta lastra e il solstizio d’estate vennero apposte le seguenti iscrizioni: Longitudine 27° 29′, Latitudine 45° 43′, altezza sopra il livello dell’Adriatico metri 360 e 85. Inoltre la didascalia: “L’orologio esatto segna sempre 12 ore quando lo spettro solare e’ sulla curva” che dava ragione della lemniscata e che dimostra come fosse stato ormai abbandonato il tempo dell’italia e fosse venuto in uso il “tempo medio locale”. Lungo la linea meridiana vennero di nuovo incise da un lato ore e minuti del Sorgere del Sole (dalle IV e 13 alle VII e 41) e dall’altro ore e minuti del tramonto (dalle VII e 49 alle IV e 19), ma queste, come in origine, con riferimento al mezzogiorno vero. Tali incisioni erano ancora visibili, se pur con difficolta’, verso la fine del secolo tanto che il cittadino Giuseppe Locatelli, allora studente di ingegneria a Padova, ne fece nel 1897 un esatto rilievo su consiglio di Ernesto Legrenzi, suo professore di geometria descrittiva; rilievo che Luigi Angelini riporto’ sulla Rivista di Bergamo nel 1937.

Giungiamo così ai “ristabilimenti” dei primi anni venti, auspicati e diretti da Ciro Caversazzi nella sua qualita’ di Assessore comunale, che diedero rinnovata stabilita’ e decoro al Palazzo della Ragione e ad altri monumenti del centro cittadino. Dall’esame delle fotografie di Piazza Vecchia prese prima e dopo i suddetti ristabilimenti, si deduce che nel corso dei lavori e’ stato asportato lo schermo d’ombra collocato dall’Albrici. Aveva scritto infatti C.Caversazzi in una sua relazione: “Verrebbe staccato dall’estradosso dell’arco della loggia l’apparato metallico della meridiana settecentesca, che lo nasconde e lo deforma, togliendo inoltre da chi viene dalla Piazza la vista della facciata di Santa Maria Maggiore”. I ristabilimenti furono adottati il 13 ottobre 1920 ed ebbero subito inizio i lavori con la rimozione del monumento a Garibaldi dal centro della piazza. Al suo posto fu ricostruita la fontana del Contarini; nel 1928 la Civica Biblioteca fu trasferita nel Palazzo Nuovo, adattato internamente e completato all’esterno con la costruzione della facciata scamozziana. Cinque anni piu’ tardi, a completare la fisionomia veneta della piazza, un nuovo Leone di San Marco dono della Serenissima, fu murato sul Palazzo della Ragione. Ma per tornare alla nostra meridiana vogliamo ricordare che l’asportazione dello schermo non mutilo’ lo strumento nella sua essenza e funzionalita’, perche’ lo gnomone rimase in sito, ma non giovo’ alla lettura delle sue segnalazioni, stante la scarsita’ dell’ombra prodotta dallo gnomone medesimo. Del fatto si rammarica ancora nel 1936 Luigi Zanchi, ingegnere capo della provincia, il quale sperava nella ricollocazione del lastrone di ferro. Incaricato dal Podesta’, egli presento’ infatti un progetto che contemplava la posa di un nuovo “schermo d’ombra”, di cui esiste tuttora il disegno; ma i lavori non ebbero corso perche’ la sovraintendenza vieto’ espressamente “per ragioni di tutela artistica” la messa in opera dell’apparecchio. In quello stesso 1936 la meridiana suscito’ l’interesse di due vecchi ingegneri (beati loro – commenta lo stesso Zanchi – si vede che non sapevano come ammazzare il tempo), che aiutati da un guppo di Balilla facevano degli studi e delle verifiche sulla meridiana e segnavano poi con soddisfazione, al piede della gradinata del Duomo, l’esatto punto per cui passa “l’asse del mondo”. Dopo questo intervento in epoca fascista, non sembra che altri lavori abbiano interessato lo strumento dell’Albrici, almeno sino al 1957, nel quale anno Luigi Angelini propose all’Assessorato ai Lavori Pubblici di rinnovare alcuni particolari delle incisioni. Agli atti non esistono documenti che comprovino se e quali lavori siano stati eseguiti, ma certamente qualche cosa deve essere stato fatto perche’ negli anni 1970 la Rosa dei Venti e il Solstizio d’Inverno erano, in un insieme cancellato dal tempo, le sole segnalazioni nettamente leggibili.

Fu allora che incominciai ad interessarmi del monumento astronomico bergamasco; attratto dalla sua arcana bellezza ne feci uno studio preliminare e, constatata la buona corrispondenza fra le misure che avevo rilevato e i risultati dei calcoli, mi proposi di richiamarlo a nuova vita. Il venti giugno del 1979 scrissi un articolo per L’Eco di Bergamo, nel quale spiegavo come si poteva leggere lo strumento e quali indicazioni avrebbe potuto fornire una volta restaurato. Inviai in seguito una lettera al sindaco, proponendo di rifare le antiche incisioni sulle lastre marmoree, o di farne di nuove, e di sostituire la macchina dell’Albrici con un disco solare fiammeggiante. I miei suggerimenti trovarono una pronta risposta ed il restauro e’ stato realizzato. Nel dicembre del 1980, con rispetto della precisione e con esaltazione dei valori estetici, l’antico gnomone e’ stato sostituito dal Sole di bronzo di Sandro Angelini armoniosamente incastonato nell’arco della loggia. La sua ombra non e’ vastissima, ma sufficiente per una buona lettura dello spettro solare anche in prossimita’ del Solstizio d’Inverno.

Il disco solare fiammeggiante,
opera in bronzo di Sandro Angelini

Due anni dopo, ad opera della Ditta Remuzzi, e’ stata reincisa la linea e, sulla base dei miei calcoli e disegni, in luogo delle ore dell’alba e del tramonto sono state riportate le divisioni del calendario; esse consentono, all’istante del mezzogiorno vero, di leggere la data. Nuovo rilievo hanno acquistato anche i segni zodiacali e le iscrizioni relative alle coordinate geografiche, i cui valori sono stati corretti secondo i moderni riferimenti. Si conclude qui la storia della nostra meridiana, testimonianza tuttora valida dell’interesse dei Padri per il decoro civico e la pubblica utilita’. Ci auguriamo che ancora per molti anni possa indicare ai bergamaschi e ai turisti il fecondo cammino del Sole.
La misura del tempo e la meridiana di Piazza Vecchia

La misura del tempo ha subito numerose variazioni nel corso dei secoli; in epoca romanica, si ripartiva la giornata (intervallo fra l’alba ed il tramonto) in quattro “horae” e la notte in quattro “vigiliae”, con il risultato che la durata di ciascuna frazione di tempo variava secondo la stagione. In epoche piu’ recenti si divise il giorno in 24 ore uguali fra loro, che si incominciavano a contare in certi luoghi dal levare del sole (ora greca), ed in altri ancora dalla mezzanotte (ora spagnola o francese o transalpina). Da noi rimase in uso fin verso la fine del settecento l’ora italica, ma il metodo era fonte di notevoli inconvenienti, dato che il tramonto si sposta nel corso dell’anno approssimativamente dalle attuali 16 e 45 (verso il 21 dicembre) alle 20 e 15 (intorno al 21 giugno). Apparve così opportuno adottare anche in italia l’ora transalpina, contata a partire dalla mezzanotte. Nel frattempo si erano diffusi gli orologi meccanici, ma erano strumenti di scarsa precisione, che necessitavano di frequenti messe a punto; il campione di tempo era quello fornito dalle meridiane, che svolgevano l’ufficio assolto oggi dai segnali orari della radio e televisione. Con il termine “meridiane” intendiamo riferirci non ai quadranti dipinti su molte ville ed edifici pubblici, utili per una approssimativa indicazione dell’ora o piu’ esattamente definibili “orologi solari”, ma strumenti di elevata precisione, scientificamente calcolati, consistenti essenzialmente di una linea, traccia del meridiano del luogo sul piano pizzontale, e di uno gnomone, generalmente un foro praticato nella copertura di un luogo chiuso. Il fascetto di raggi solari che attraversa lo gnomone va a fornire sul piano un dischetto luminoso (ellisse), immagine del Sole e indice dello strumento; quando il dischetto, che chiameremo d’ora in poi “imago”, cade sulla linea meridiana e’ il “mezzogiorno vero locale”. Cio’ significa che il Sole si trova nel punto piu’ alto della sua traiettoria diurna, ossia, come dicono gli astronomi, “culmina”, cioe’ passa per il meridiano del luogo. Strumenti del genere esistevano da tempo nelle principali citta’, generalmente collocati nell’interno di grandi cattedrali, dove servivano fra l’altro a determinare il giorno dell’equinozio di Primavera, data fondamentale per il calcolo della Pasqua e di tutto il calendario ecclesiastico. Sono ben note le meridiane di Santa Maria del Fiore di Firenze costruita nel 1460, quella di S.Petronio in Bologna esistente sin dal 1575, quella di Roma tracciata in Santa Maria degli Angeli nel 1702, quella di St.Suplice a Parigi del 1744 e quella realizzata dagli astronomi di Brera nella prima campata del Duomo di Milano.
Bergamo fino al diciottesimo secolo ne era priva, ma nel 1798 l’abate Giovanni Albrici ebbe l’incarico dalla municipalita’ di costruire sotto il porticato del Palazzo della Ragione la meridiana oggetto di questa nota. La linea, lunga oltre 20 metri, inizia a Sud con un quadrato sul quale e’ incisa la Rosa dei Venti, il cui centro e’ detto “punto verticale” perche’ e’ il piede della perpendicolare calata dallo gnomone. Lo gnomone attuale e’ stato realizzato praticando un foro in un artistico disco di bronzo che raffigura un volto solare e che sovrasta il punto verticale dell’altezza di metri 7,64.
Estremità della lemniscata dell’equazione del tempo in corrispondenza del solstizio d’inverno Al mezzogiorno locale medio del 30 agosto l’imago cade sull’analemma.
Al mezzogiorno solare vero del 30 agosto l’imago cade sulla linea meridiana
Ebbene, se si segnano giornalmente affianco della linea meridiana le differenze in piu’ e in meno fra il mezzogiorno solare vero e il mezzogiorno locale medio, e se si congiungono tutti questi punti, si ottiene una curva a forma di otto, detta in geometria lemniscata e chiamata dagli astronomi di lingua inglese, “analemma”. Fissata su questa curva una data (per esempio quella indicata con FEBR sulla nostra meridiana), resta definito il percorso dell’imago sulla curva medesima nel suo ciclo annuale e resta inteso che quando l’imago cade sulla curva e’ il “mezzogiorno medio locale”. Si era così trovato il modo di far coincidere la marcia dell’orologio esatto con le segnalazioni della meridiana, ma e’ necessaria un’ulteriore osservazione. Non a caso abbiamo fin qui parlato di tempo “locale”, sia esso il tempo solare vero o quello medio; cio’ perche’ il tempo varia da luogo a luogo se varia la longitudine: infatti il Sole culmina in tempi diversi su meridiani diversi. Per evitare di spostare le lancette dell’orologio ogni volta che si passa da una localita’ all’altra (inconveniente divenuto assai grave con l’avvento delle ferrovie), si decise, verso la meta’ del secolo scorso, che ogni nazione adottasse il tempo medio della propria capitale. Si uso’ così in Francia il tempo di Parigi, in Italia quello di Roma, e così via; ma al passaggio delle frontiere le cose restavano pur sempre complicate, a motivo delle differenze frazionarie e irregolari fra i tempi dell’una e dell’altra capitale. Fu così che nel 1884 si inventarono i “fusi orari”. Il globo terrestre fu diviso in 24 spicchi di 15 gradi ciascuno, chiamati appunto fusi, ad ognuno fu assegnato il tempo del suo meridiano centrale, cosicche la differenza di tempo fra un fuso e l’altro risulto’ esattamente di un’ora. Le linee di separazione fra fusi adiacenti furono pero’ adattati ai confini nazionali, in modo che in ogni singolo stato il tempo fosse unico per tutte le localita’ (con l’eccezione dei paesi molto estesi in longitudine come gli Stati Uniti e la Russia). Ora, viaggiando verso oriente, ad ogni attraversamento della linea di separazione fra 2 fusi, si spostano le lancette dell’orologio di un’ora esatta in avanti, viceversa, viaggiando verso occidente, di un’ora esatta indietro. Il tempo così definito si chiama “tempo civile”. In particolare quello del fuso cui appartiene l’Italia si indica con la sigla TMEC, che significa Tempo Medio dell’Europa Centrale; esso e’ regolato sul meridiano di 15 gradi Est (detto meridiano dell’Etna, perche’ ne taglia quasi esattamente il cratere). A Bergamo, la cui longitudine e’ di 9° 39′ 46″ Est (relativa allo gnomone di Piazza Vecchia) gli orologi a TMEC segnano mezzogiorno con 21 minuti e 21 secondi di anticipo sul tempo medio locale. L’imago passera’ dunque sull’analemma esattamente a 12 ore 21 minuti 21 secondi del tempo civile. L’imago stessa cadra’ sulla linea meridiana in ore diverse nel corso dell’anno, dipendentemente dalla differenza fra tempo solare vero e tempo medio, differenza nota con il nome di “equazione del tempo”. Per comodita’ ai lettori e’ riportata nella tabella l’ora civile del passaggio in meridiano. (Si tenga presente che quando e’ in vigore la cosiddetta “ora legale estiva”, i tempi devono essere aumentati di un’ora).

MESE DATA ORA CIVILE DATA ORA CIVILE DATA ORA CIVILE
Gennaio 1 12h 25m 10 12h 29m 20 12h 32m
Febbraio 1 12h 35m 10 12h 36m 20 12h 35m
Marzo 1 12h 35m 10 12h 32m 20 12h 29m
Aprile 1 12h 25m 10 12h 23m 20 12h 20m
Maggio 1 12h 18m 10 12h 18m 20 12h 18m
Giugno 1 12h 19m 10 12h 21m 20 12h 23m
Luglio 1 12h 25m 10 12h 27m 20 12h 28m
Agosto 1 12h 28m 10 12h 27m 20 12h 25m
Settembre 1 12h 21m 10 12h 18m 20 12h 18m
Ottobre 1 12h 11m 10 12h 08m 20 12h 06m
Novembre 1 12h 05m 10 12h 05m 20 12h 07m
Dicembre 1 12h 10m 10 12h 14m 20 12h 19m
Concludendo la meridiana di Piazza Vecchia fornisce 4 tipi di informazione:

1. Il Mezzogiorno Solare Vero: quando l’imago cade sulla linea meridiana, cio’ che accade nell’ora di tempo civile indicata nella sopracitata tabella. Le due linee laterali divergenti, contassegnate 11 3/4 e 12 1/4, indicano il mezzogiorno vero meno quindici minuti e piu’ quindici minuti.
2. Il Mezzogiono Medio Locale: quando l’imago cade sulla curva; lemniscata, o analemma, corrispondente a 12h 21m 21s del tempo civile (TMEC); un’ora piu’ tardi se e’ in vigore l’ora legale estiva.
3. La Data: nell’istante del mezzogiorno vero, leggibile su una delle due scale incise a fianco della linea meridiana, con l’approssimazione gia’ indicata a motivo dell’anno bisestile.
4. L’ingresso del Sole nei Segni Zodiacali: in corrispondenza dei relativi simboli.

Immagine della lemniscata tracciata sotto il porticato del Palazzo della Ragione ripresa da oltre 20 metri dallo gnomone che si trova sul culmine della volta posta sul fondo della foto.
Bibliografia:
Azioni (Atti del consiglio Comunale) 1795-1800, 1857 e 1919
Notizie Patrie, 1856, 1859 & 1867
Bortolo Belotti Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, 1959
Bollettino della Civica Blbioteca, 1919 e 1922
Fornoni Il Palazzo della Ragione di Bergamo, 1895
Ing.Roncalli Esercizi di Gnomonica, 1896 Bergomum 1936, 1937
L.Angelini Gnomonica Nel territorio Bergamasco, 1937
Uomini di Bergamo, 1953

Tratto dal libro: La meridiana di Piazza Vecchia dell’ Arch. Gianfranco Alessandretti per gentile concessione dell’Autore