Antichi quadranti solari francescani a riflesso

ANTICHE MERIDIANE A RIFLESSO
(Articolo apparso su l’Astronomia di Luglio 1997, Versione Integrale ed Immagini Inedite)

Tutto è cominciato come un gioco, nel lontano autunno del 1985, quando il sottoscritto e Corrado Raffaelli, da sempre attivisti nel Circolo Astrofili Bergamaschi, leggendo un articolo sulla ricerca dei quadranti solari dell’Unione Astrofili Italiani, abbiamo deciso di intraprendere l’attività di catalogazione di questi strumenti nella nostra provincia.

Siamo così partiti la domenica successiva allo sbaraglio, in cerca di qualche cosa che ancora chiaramente non sapevamo cosa fosse, attrezzati esclusivamente di un motorino, una bici a traino, l’apparecchiatura fotografica, ed una bussola azimutale; ma soprattutto con tanta voglia di farci una gita all’inseguimento dei primi confusi avvistamenti indicatici da amici e parenti.
Non sapevamo ancora cosa ci aspettasse, o perlomeno pensavamo di trovare ben poca cosa, visto che la mappa della distribuzione delle meridiane in Italia, riportava sulla nostra provincia un bel punto interrogativo, accompagnato solo da un due che indicava i possibili avvistamenti, dei quali uno era la meridiana del palazzo della Ragione ora simbolo della città alta antica.
Quel giorno per cominciare, in programma avevamo solo 3 luoghi da visitare; la meridiana di città alta, per noi, già era certa, non era quindi indispensabile vederla subito in quanto non se la sarebbe portata via nessuno, almeno a breve termine; siamo quindi riusciti a raggiungere solo due dei probabili obbiettivi, perché ogni volta che ne chiedevamo notizie a qualcuno, crescevano esponenzialmente il numero di nuovi possibili orologi solari che ci venivano segnalati.
Alla fine della giornata con il crepuscolo che incalzava (quando l’ultimo quadrante l’abbiamo fotografato con il flash!), il numero di oggetti catalogati era di 7, ma già avevamo materiale per scovarne almeno il triplo, ma soprattutto quello che contava, eravamo completamente entusiasti dall’inconsueta caccia al tesoro.
Da allora molte cose sono cambiate, noi siamo cresciuti e conduciamo spesso le ricerche più comodamente in auto, non disdegnando però le vecchie uscite goliardiche, i miraggi che inseguiamo sono un po’ più certi, ed abbiamo acquisito un infallibile fiuto da segugi per le meridiane.
L’esperienza acquisita oltre ad aver arricchito la nostra provincia di antichi monumenti del tempo spesso dimenticati, ci ha permesso di realizzare svariati recuperi e progettazioni ex novo di quadranti per privati o enti locali, mediante un complesso programma per computer realizzato dal sottoscritto, che progetta e verifica meridiane di ogni tipo, poste su qualsiasi superficie (anche curva) ed in ogni angolo della terra.
Ora la nostra provincia non è più un punto interrogativo su una mappa, ma con orgoglio, possiamo annoverare nella cifra di 140 i quadranti da noi catalogati nel Catalogo Provinciale, ma almeno altri 70 avvistamenti attendono di essere confermati ed opportunamente registrati, quando solo l’università ci darà un po’ di tregua.
Non mi soffermerò ora sulle caratteristiche di ogni orologio trovato, ma sicuramente spiccano fra gli oggetti più interessanti, un particolare tipo di quadrante solare, che nulla ha da invidiare agli affreschi murali di chiese e cappelle di un certo pregio artistico, si tratta appunto di 7 meridiane a riflesso della prima metà del 1700.
Questi strumenti, rarissimi sul territorio italiano, si trovano a circa 4 metri dal suolo, dipinti a fresco lungo volte a crociera, talvolta abbracciando ben 2 campate, e tracciate nei chiostri di ex conventi dei Frati Riformati di: Gandino nel 1734, Romacolo nel 1736, Martinengo nel 1738 e Alzano nel 1749, ed infine sotto il porticato del Palazzo eretto da Trussardo Colleoni podestà di Lodi, nel 1742 lungo il fiume Adda.
Le date di realizzazione, e la somiglianza di fattura che le rende anche stilisticamente molto simili, fanno pensare non a caso, che un solo virtuoso studioso di gnomonica, aiutato da alcuni collaboratori, abbia eseguito nel suo pellegrinare questa pregevole serie di opere.
Purtroppo ogni sforzo di conoscerne l’identità è stato sino ad ora vano, benché sia sicuramente un frate Riformato, allievo del celebre padre francescano Vincenzo Coronelli, cosmografo della Serenissima, che nel 1686 venne incaricato dal Re Sole in persona della realizzazione dei 2 più grandi globi terrestri e celesti esistenti, ciascuno di ben 4 metri di diametro.


Descrizione del funzionamento teorico e della relativa costruzione di un quadrante solare a riflesso

 

Per coloro che non sanno come funzioni questo strumento, brevemente si può dire che quando si vuole tracciare un quadrante in un luogo irraggiungibile direttamente dal sole, si sfrutta la deviazione dei raggi solari utilizzando delle superfici riflettenti appoggiandosi su una notissima legge fisica, secondo la quale l’angolo di incidenza della luce su una superficie riflettente è uguale all’angolo di riflessione; veniva quindi collocato o su uno speciale gnomone, o sul tirante metallico dell’arco, un dischetto lucido, il quale funzionando da specchio, deviava i raggi del sole sotto l’arcata.
L’elemento riflettente può essere comunque inclinato, ma negli unici esempi del passato in cui si sono trovate applicazioni pratiche è stato posto esclusivamente orizzontale per evitare grossi problemi costruttivi.
Se quindi, come illustrato dalla figura, si dovesse procedere alla realizzazione su un piano inclinato dell’ angolo -i sull’orizzontale, secondo la teoria, il nostro strumento sarà analogo a quello tracciato su un virtuale piano inclinato di i sull’orizzonale, avente la stessa declinazione d e altezza gnomonica l, il tutto dopo averlo ribaltato e aver fatto coincidere l’estremità dello gnomone che sorregge lo specchietto e l’estremità dello gnomone del quadrante virtuale.
Le 7 meridiane in questione sono state però sicuramente tracciate punto per punto nell’arco di uno o più anni, come si vede anche dalla successione cronologica delle loro età; anche perchè in questo caso non si ha più solo a che fare con un problema di un piano comunque inclinato su cui deve cadere un riflesso, ma di più superfici curve, che creerebbero anche oggi notevoli problemi dal punto di vista della complessità e della mole di calcoli, se si volesse affrontare il problema in termini matematici.
Tanto per fare un esempio quando prima servivano 2 punti per individuare le rette orarie ora, su superfici curve, una retta non è più tale e deve essere tracciata per un numero di punti crescente con la precisione che si vuole ottenere.
Purtroppo nessuno dei 7 orologi possiede traccie degli gnomoni, tanto che eroneamente alcuni frati hanno ipotizzato fantasiosamente che le fontane, presenti però solo in due casi, facessero da specchi riflettente; ora rimane il solo complicato affresco e strumento, esteso su 4 o più superfici curve che si intersecano al centro della volta, completamente ricoperte da intricate linee curve apparentemente incomprensibili.

 

Chiostro dell’Ospedale di Alzano Lombardo

Dopo essere rimasti infatti un po’ smarriti al primo incontro,(ma cosa era poi tutta quell’accozzaglia di linee colorate che si intrecciavano in ogni punto?), una più attenta analisi, e la lettura di una delle tante quartine che decoravano il chiostro di S.Maria della Pace di Alzano, ci ha aiutato a capire che quei segni non erano poi così arcani come sembravano in principio, e che un oggetto simile doveva essere leggibile semplicemente da chiunque, non solo da chi l’aveva realizzato. La quartina diceva:

“Con quattro linee varie il tempo conta:
La rossa ad altri, l’ore a l’italiano
La nera addita: e quando il bel sol sponta
L’azzurra: e i punti verdi il meridiano”.
 
Q.S. a volta dell’ala est del chiostro di S.Maria della pace in Alzano Q.S. a volta dell’ala ovest del chiostro di S.Maria della pace in Alzano
Si comprese che quindi l’affresco volto a Ovest era impostato in modo tale che le linee Rosse, indicassero le ore contate dalla mezzanotte secondo l’uso moderno, quelle color Nero, le ore contate dal tramonto del sole secondo l’uso antico o Italico, le linee Azzurre, comprese fra i due solstizi, indicanti il passaggio del sole nei segni zodiacali, ed infine le linee Verdi, mostravano le direzioni, rivolte geograficamente a vari luoghi del mondo, cosi come indicato da cartellini di colorati, dipinti alle loro estremità, con i nomi di luoghi e città, spesso sconosciuti, di paesi lontani.
Svelata la prima, quel piccolo chiostro di Alzano, diventava per noi un incredibile e ricchissimo scrigno della storia, dell’arte e della cultura locale, che la salsedine del tempo sta ora lentamente sgretolando; sono infatti al suo interno raccolte sui quattro lati rispettivamente sulla facciata rivolta a sud una meridiana Verticale, nei porticati di est ed ovest ben due quadranti a riflesso, ed infine nel porticato sud una decoratissima rosa dei venti.
Il quadrante esposto verso Est, rispecchia il precedente sia nei colori che nelle forme, ed entrambi sono adornate da cartellette dipinte ed agganciate da finti nastri all’intonaco, riportanti dei sonetti dedicati ad illustri dell’epoca e motti di indole morale con allusioni allo scorrere del tempo; tra i quali ancora ben visibili: ” locum vergens ad occidentem “, ” vedi l’ombra in passar quanto sia breve, da l’ombra impara che morir si deve “, ” guarda il Sol che nasce corre e gira giammai tramonti su tua colpa od ira “.
In seguito, il nostro lungo pellegrinare per quadranti, ci ha portato sulle tracce dei 5 restanti, grazie anche ad un vecchio volumetto del 1937 dell’ insigne architetto bergamasco Luigi Angelini, studioso di arte locale e soprattutto, come si può vedere dalle riproduzioni riportate, minuzioso ed attento disegnatore di ogni particolare che riguardava questi strumenti.
Anche a Martinengo, nel monastero dell’Incoronata, le meridiane a riflesso sono 2, poste però su due lati contigui del luminoso e fiorito chiostro occupato centralmente da un elaborato pozzo, accompagnate anch’esse da un quadrante verticale, che però come spesso avviene, nel 1906, senza alcun motivo, e soprattutto senza alcuna cultura della conservazione di ciò che appartiene alla nostra storia ed alla labile memoria dei nostri avi, è stata fatta ricoprire da un imbianchino.
Ala sud del chiostro dell’Incoronata di Martinengo Ala est del chiostro dell’Incoronata di Martinengo

Diversamente dalle precedenti, la loro esposizione è rispettivamente Sud e Ovest, anche i colori che le caratterizzano sono completamente diversi, più scialbi e scoloriti, ma soprattutto meno cupi e tetri.

Il tracciamento è simile a quello delle altre, anche se questa volta oltre alle curve ad ora moderna, su quella rivolta a Sud sono tracciate le curve ad ora Italica, mentre su quella a verso Ovest, le curve che indicano le ore trascorse dall’alba dette anticamente ad ora Babilonese.

I sonetti che le accompagnano sulla parete, questa volta sono dedicati probabilmente al Marchese Domenico Benna, consigliere di sua maestà Carlo Emanuele III di Sardegna, ed al Reverendo Francesco Mazza, dottore di Teologia, entrambi costituiti da quattro eleganti quartine, sul tempo e la vita umana, in versi densi di aggettivi altisonanti dell’epoca, adornati qua e là da motti latini come: ” lux in tenebris lucet “, ” in lumine tuo videbimus lumen “, ” sit in signa et tempora et dies et annos “, ” semitam per quam non revertam ambulo “.

 

Q.S. a riflesso del convento di Romacolo -Zogno-
Particolare della fascia oraria
Q.S. a riflesso del convento di Romacolo -Zogno-

 

Per vari motivi, la meridiana di Romacolo ha suscitato meno interesse delle precendenti, forse perché eravamo abituati bene a riscoprire 3 orologi alla volta mentre questo era stranamente isolato, o forse perché é l’unico che ha veramente subito alcuni ritocchi di conservazione assieme al convento che la ospita, completamente risistemato, non ha perciò più quel gusto di antico che ancora traspirava dai precedenti angoli di storia incontrati.

Entrati nel ex palazzo del Podestà di Lodi lungo le rive dell’Adda, abbiamo invece provato la sensazione di precipitare in un angolo del passato scomparso, sembrava uno di quegli antichi edifici a ferro di cavallo della bassa padania che anche il film di Ermanno Olmi “L’albero degli zoccoli” ha dipinto nelle sue riprese, per di più il nostro stupore è stato indescrivibile non appena ci siamo resi conto che quel cortile era una continua scoperta, noi stessi crollavamo dallo stupore ogni volta che giravamo lo sguardo, e quasi peggio che nel nostro peggior incubo ricorrente (o miglior sogno, come si preferisce), vedevamo meridiane ovunque!

Cortile del Palazzo del Trussardo Colleoni di Calusco D’Adda Q.S. a riflesso del Palazzo del Trussardo Colleoni

Quella volta, ci siamo veramente guardati negli occhi, pensando che avremmo fatto ammutolire lo stesso Coordinatore della Sezione Quadranti Solari dell’U.A.I., in un solo cortile erano infatti raccolti 3 quadranti verticali e sotto il porticato uno a riflesso; purtroppo, un edificio di questo valore necessiterebbe di un massiccio intervento di conservazione che non ne turbi però il sapore del tempo che qui sembra essersi fermato.

 

Chiostro interno del Q.S. a riflesso nel ex-ospedale di Gandino

Purtroppo, l’ignoranza e l’incuria, hanno fatto si che l’abbiamo intravvista e fotografata, al’interno di un chiostro di altri tempi, esclusivamente sotto una sottile scialbatura che quanche decina di anni fà qualcuno ha avuto la bella idea di sovrapporre.

Fortunatamente, penso che un esperto restauratore sia ancora in grado di estrarre il disegno originale, e quindi di riportarlo alla naturale bellezza, che ora è celata sotto una sindone.

Dopo aver ultimato la catalogazione di questi sette gioielli, ci sembrava quasi di aver completato il nostro lavoro, che appunto con loro ha toccato i massimi livelli di entusiasmo giustificato dal ritrovamento di oggetti non comuni, abbiamo però avuto una punta di amarezza in merito al loro stato conservazione, che come tutte le meridiane sono considerati dalla pubblica amministrazione come arte minore, e per questo trascurate ancor più dei comuni monumenti.

Non penso che questa possa essere considerata arte minore, ed è appunto per questo motivo che ho scritto questo articolo, oltre che per far conoscere a tutti, delle opere che ritengo di grande interesse astronomico, storico ed artistico, uniche nel loro genere, per mostrare la nostra esperienza di “cacciatori del tempo” cominciata dal nulla, ma che pian piano si è affinata sino a farci desiderare di poter intervenire noi stessi, per il loro recupero funzionale, e infine, per lanciare magari un’appello sulla rivista con la quale sono cresciuto sin dal lontano n.8, per la loro protezione ed il recupero da parte di qualche benefattore o ente locale.

Penso che ogni astrofilo con le necessarie conoscenze, sarebbe felice di partecipare alla salvaguardia delle bellezze concepite dall’intelletto umano per lasciare magari un segno nel tempo, “ricaricando” quegli orologi che proprio il tempo ha inesorabilmente fermato, e perchè no, diventando non solo narratore delle loro storie e vicessitudini, ma entrando a farne giustamente parte.

 

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